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Museo irpino from Giuseppina Palmieri's blog

La città di Avellino è il più importante centro dell’Irpinia, zona di fondamentale interesse archeologico per la riscoperta dei costumi delle antiche popolazioni italiche. Al centro della città è situato il Museo Provinciale Irpino, all’interno del quale sono custoditi reperti di inestimabile valore, ed è allestita anche una sala dedicata alla Mefite, divinità dalla fisionomia molto intrigante. Nell’antichità si credeva che il luogo di Mefite costituisse l’accesso agli Inferi e che le vittime delle esalazioni sulfuree provenienti dal laghetto ribollente a lei dedicato fossero dei sacrifici graditi alla dea. Mefite è una dea celeste e ctonia, delle acque sorgive, salutifera, mediatrice, propiziatrice delle unioni e della fecondità, con spiccati tratti erotici, legata anche alla fertilità della terra e degli animali e al mondo muliebre. Il culto della dea avveniva in un tempio, in cui il devoto si lasciava investire dalla rumorosa prepotenza dei gas e dell'acqua, davanti alla quale ogni uomo si sente impotente e senza difesa. Questo tempio fu localizzato nel 1780 ed è stato confermato da successivi scavi archeologi. Scavi effettuati nella valle d’Ansanto hanno riportato alla luce la stipe votiva del Santuario ed espressive statuette in legno (XOANA). Pervenute quasi intatte sino ai nostri giorni, per l’azione dei gas e l’umidità del terreno, costituiscono un “unicum” tanto da destare l’interesse da parte di studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’area del Santuario inoltre si rinvennero sepolture romane databili dall’età tardo imperiale fino a quella giustinianea (III-IV secolo d.C.). Nella zona sono state rinvenute anche tracce di abitazioni, probabilmente usate da coloni addetti al santuario, e di un emporio. I materiali rinvenuti sono costituiti principalmente da statuette fittili, integre o in frammenti, alcune di tipo italico, altre di tradizione culturale greca (si contano ben 446 pezzi). Molto interessanti sono pure alcune sculture in legno, caratterizzate da un accentuato espressionismo del volto, di fattura sicuramente indigena, tra le quali spicca il grande Xoanon ligneo del V secolo a. C. Le statue lignee ritrovate nella stipe votiva della Mefite sono reperti importantissimi di grande valore archeologico e sono custoditi attualmente nel Museo irpino di Avellino. Nel museo sono anche presenti alcune statuette di offerenti, nonché gioielli in oro che costituiscono il tesoro di Mefite. 



Linea del tempo che ci permette contemporaneamente di visualizzare il reperto e di individuare la data a cui risale. Grazie ad essa, possiamo dedurre che la maggior parte dei reperti risale al V secolo a.C. e che la totalità di essi sono precedenti all’anno 0. (1)





Grafico a torta relativo ai materiali delle statuette. Da esso si evince che la maggior parte sono in argilla e in legno. (2)




Il dataset è formato da 21 righe e 30 colonne. Le informazioni presenti nel dataset sono state rinvenute grazie ai cataloghi presenti nel museo irpino. I due cataloghi principali sono: gli “Atti dell’accademia nazionale dei Lincei” e “Il culto della dea mefite”. Il materiale fotografico è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Liceo Mancini di Avellino. La schedatura è stata fatta secondo la nomenclatura ICCD. A causa dell’eterogeneità degli oggetti è stato difficile per noi creare datalet efficienti in grado di comunicare maggiori informazioni rispetto al dataset di partenza. Grazie a tale modello si potrebbe, in futuro, realizzare un altro dataset che si riferisce all’intero museo per rendere più fruibile la totalità dei reperti presenti.



I dati utilizzati per raccontare la storia relativa ai marchi di fabbrica sorti nella provincia di Avellino durante il XX secolo sono stati estrapolati con cura e attenzione dal sito ufficiale dell’ archivio di Stato.
Tali dati sono stati inseriti in una stanza di co-creazione, dove sono stati divisi, a seconda della loro tipologia, nei vari campi.
Il dataset di partenza era incompleto e si componeva di 43 colonne e 33 righe, da noi terminate durante il progetto di alternanza scuola-lavoro. Ciò ci ha permesso di creare delle datalet grazie alle quali è stato possibile un racconto di valorizzazione delle fabbriche presenti sul territorio Avellinese in quel periodo.



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